lunedì, 26 ottobre 2009
Sabato io e la mia gang abbiamo avuto la malaugurata idea di andare a Bratislava. Tolto il fatto che non la trovo proprio un fiore di città, c'erano -20 gradi, la nebbia e la pioggia. Dopo aver camminato tutto il giorno con l'acqua nelle scarpe, l'influenza è inevitabile. Ora sono qui in casa, a bere té caldo, a imbottirmi di pastiglie di tachipirina e a farmi del male con le gocce di propoli.
Quindi, quale migliore occasione per scrivere un po' i cavoli miei. Lunedì torno a lezione di cultura inglese, quella che ormai è diventata la mia classe preferita. Arrivo e mi siedo dove capita, senza pensarci, sta per iniziare. Il caso vuole che non ci sia nessuno vicino, ma io che cavolo ne so, è già tanto che abbia trovato l'aula, mi sono seduto e basta. Ebbene, poco davanti a me c'è la bulgara, quella che parla tedesco meglio dei tedeschi. Lei è la primadonna lì dentro, parla più del professore e, soprattutto, prende più decisioni di lui. Si gira e mi vede lì seduto solo, misero, solingo. Ma io mica sono un personaggio del libro Cuore, semplicemente mi sono seduto nel primo posto che ho trovato. Lei, invece, mi guarda come dire "Poverino...chissà com'è solo...gli porterò qualcosa di caldo". Vabbè. Poco dopo arriva il mio spasimante, chiamiamolo Bobby, visto che ha un nome da cane. Ecco, vado lì e gli dico se poi a fine lezione ci mettiamo d'accordo per il lavoro da fare insieme. Lui, tutto emozionato e festoso mi dice di sì sì sì! Oggi Bobby non è da solo, con lui c'è un nuovo amico: il Duca di York. Costui credo non sia molto più grande di me, avrà al massimo 25 anni. Tuttavia è completamente pelato; magrissimo, naso aquilino, due basettoni rossi che usavano nell'Inghilterra di Dickens. Maglione fucsia, polsini bianchi e foulard al collo, di quelli che usano i ricchi bauscia con decapottabile in certi film italiani. Dopo l'ingresso di questo strano personaggio, inizia a girare il foglio delle presenze, passa anche a me e firmo. Il caso vuole che la bulgara sia l'ultima persona che se lo trova nelle mani. Si gira, mi guarda con la solita aria di "Ohhhh....poverino...." e mi rivolge la parola. Probabilmente convinta che la mia conoscenza di tedesco si fermi a "Ja" e "Nein", alza la voce, scandisce le parole e, come se avesse a che fare con un minorato, mi chiede (in tedesco): "H-A-I  G-I-A '  F-I-R-M-A-T-O  I-L  F-O-G-L-I-O  D-E-L-L-E  P-R-E-S-E-N-Z-E?". Ja, danke. Mi rivolge un ultimo materno sguardo di compatimento e si gira.
In fondo alla classe, intanto, si è palesato un altro personaggio degno di nota: la Vicky Pollard asburgica che sta nelle retrovie a gambe aperte, a masticare un chewing gum e a fare le bolle, che poi scoppiano, facendo un rumore molto arrogante. Pop.
Il pezzo forte, però, rimane il Duca di York. A metà lezione prende coraggio e apre bocca: ha un accento perfettamente british, farebbe impallidire il principe Carlo e, benché austriaco, si potrebbe confondere tranquillamente con un londinese. Il punto è: perché apre bocca? Per fare domande? No, per puntualizzare quello che dice il professore. Stessa cosa che faceva un mio compagno delle medie che molti volevano prendere a scarpate. Il professore dice: "Secondo la Common Law vige la regola che bla bla bla", il Duca di York alza il nobile ditino e puntualizza: "In realtà, in un'assemblea del 5 marzo 1993 è stato decretato che bla bla bla". E va avanti così per quasi tutta la lezione. Il docente, con le balle che ormai toccano terra, prova a pronunciare una frase di senso compiuto, ma non riesce a finirla che il Duca gliela corregge e la arricchisce di inutili e noiosi particolari. Dopo un'ora e mezza di questo estenuante ping pong, finisce la lezione. Bobby corre da me per mettersi d'accordo e chiedermi l'indirizzo e-mail. Facendo un po' di conversazione gli chiedo: "Sei viennese?" e lui "Sì, del Vorarlberg". Che è un po' come se alla domanda "Sei romano?" uno rispondesse "Sì, sono della Val D'Aosta". Non fa una piega.
mercoledì, 14 ottobre 2009
Sono qui a Vienna da ormai tre settimane, roba ne è successa e personaggi ne ho conosciuti. Ricordiamo il castagnaro di Floridsdorf, che vende caldarroste e frittelle di patate solo dopo essersi scaccolato; una cinese che viene qui con una valigata di assorbenti, sia mai che in Austria non li usino; il mio coinquilino svizzero con un cognome ridicolo che se fosse italiano sarebbe tipo "STRONZOL"; un ventenne indonesiano col riporto; un'olandese ladra di coltelli; una vichinga americana che solleva pesi da 50 kg e quant'altro; la donna delle pulizie che entra in camera nostra alle 7 del mattino, a sorpesa.
Pensavo di aver toccato il top della sfiga il giorno in cui mi sono trasferito da uno studentato all'altro. Quando la valigia da 25 kg mi si è distrutta poco prima della meta. Invece no, lo Sfighentag è stato questo lunedì. Esco di casa, prendo un kebab e vado alla mia prima lezione. Salgo a Floridsdorf e scendo a Nußdorferstraße. Non mi ricordo da che parte devo andare e questo è male. Chiedo a una signora e, un po' alla cieca, m'incammino. Appena giro l'angolo inizia a piovigginare, ovviamente l'ombrello è a casa. Poi piove proprio, accelero il passo. Poi viene giù un acquazzone gelido e pungente. Il trucco italiano di camminare rasente ai muri qui non serve a un cazzo, perché tanto non ci sono i balconi a ripararti. Nel mentre mi sono pure perso, alcuni palazzi li avevo già visti, ma non mi erano d'aiuto per orientarmi. Entro in un bar, grondante, e chiedo dove minchia è Gymnasiumstraße. Ovviamente è sotto il mio naso, all'angolo. Imbocco sta merda di strada, ma dalla parte sbagliata. Un idiota senza speranze. Torno indietro e la facoltà e lì che ammicca e scintilla. Metto un piede dentro e smette di piovere, ça va sans dire. Non trovo l'aula, così chiedo a tre ragazze dov'è: due mi deridono, in effetti grondo acqua dal naso e dalle orecchie, l'altra, invece, mi ci accompagna gentilmente. Poso la roba e vado in bagno ad asciugarmi almeno i capelli. Mi siedo e dopo poco arriva un ragazzo, una specie di Caparezza, ma più alto e magro. Si siede non lontano da me e mi fissa, a bocca spalancata, come se avesse visto l'Apparizione. Dopo un po' mi giro come dire "zzo vuoi?" e lui si gira dall'altra parte, imbarazzato. Dopo un po' mi sento di nuovo osservato, mi rigiro: sempre lì a fissarmi. E vabbè, mi troverà molto appetibile o (più probabile) sarà un maniaco che vuole farmi a pezzettini. Arriva il prof e, lezione d'inglese, immagino parli inglese. No. Tedesco, con accento austriaco, a macchinetta. Non capisco una fava di niente. Il meglio è quando fa le battute, tutti ridono e io no. Siamo tre Erasmus lì dentro: io, un'estone e una bulgara. L'estone capisce ancora meno di me, la bulgara parla tedesco meglio del professore. Io a fine lezione ho capito un quarto di quello che ha detto. Sette anni di tedesco buttati nel cesso, specialmente gli ultimi due di università. Ma manca il particolare fondamentale: questo corso si basa su presentazioni fatte dagli studenti, a gruppi di due. Il mio spasimante (che peraltro ha un nome che pensavo si potesse dare solo ai cani) si fionda da me e mi dice, molto formale: "I would like you to join me in this group". Purtroppo era l'argomento che interessava a me, e mi mette pure piuttosto bene, perché è da fare a gennaio. Quindi gli dico di sì, pensando che, se dovremo lavorare insieme, ci incontreremo di giorno in posti molto frequentati. Finita l'ora vado dal professore e gli chiedo se può spiegarmi brevemente, in inglese, come si svolge il corso. Lui, gentilissimo, mi rispiega e tutto e io mi rincuoro pensando che, per lo meno, l'inglese lo capisco e lo parlo. Come non si sa, ma almeno non rimango lì a bocca aperta a non capire!
Esco e incontro un gruppo di italiani che si sono trasferiti a Vienna per fare la specialistica nello stesso istituto. Mi dicono che i primi tempi sono sempre traumatici, di non preoccuparmi. Bene. In ogni caso mi do appuntamento con Marika Contado, pure lei afflitta da una lezione traumatica di letteratura russa, e andiamo da Starbucks a affogare il nostro dispiacere nel diabete. Dopodiché facciamo la solita amarissima spesa, constatando che in Austria non esistono né il sapone intimo, né l'acqua naturale, né biscotti normali tipo Macine o Pandistelle o Tarallucci, solo roba farcita tipo pasticceria. Mah. In compenso esistono gli yogurt frizzanti.
Prendiamo la metro e a Jägerstraße le nostre strade si dividono: lei va a casa, io in piscina. Entro e all'ingresso c'è un nonnetto che non avevo ancora avuto il piacere di conoscere. Gli faccio vedere la tessera e lui mi dice: "Masidjs sdjs n pereockw budfgholps, ban t rsdsdscn uuuuuu hrtas!". Grazie. Cazzo, lo vedi dal nome sulla tessera che non sono austriaco! Puoi non parlare ai 130 chilometri orari? Sempre più disperato dal mio livello di tedesco, gli chiedo: "Può per favore ripetere un po' più lentamente? Sono italiano...", frase che sto pensando di scrivermi in fronte. Ebbene, il tenero nonnino asburgico mi dice che devo pagare due euro in più, perché, in quella piscina, domenica e lunedì sono "Warmes-Wasser-Tage", giorni con l'acqua calda. Ah, gli altri giorni invece c'è l'acqua gelida del Danubio? Mah. Gli do sti due euro e vado a cambiarmi.
Quali sono le due cose fondamentali da portarsi in piscina? Il costume, per non nuotare nudo, e gli occhialini, per non accecarsi. In caso si dimentichi il resto, ciabatte, asciugamano, cuffia, shampoo, si può sempre rimediare. Ma a costume e occhialini no. Infatti questa volta mi sono dimenticato gli occhialini. La persona normale a questo punto o se ne va casa, o va alla cassa a comprarsi un paio di occhialini. Io non faccio nessuna delle due cose, esclusivamente perché ho pagato due euro per l'acqua calda. Frugo nello zaino, sperando che riappaiano magicamente, e cosa trovo? L'ombrello! Oh che piacevole sorpresa, essersi infradiciati come una spugna, per niente! Pacche sulle spalle e applausi. Degli occhialini neanche l'ombra, ma come disse D'Annunzio: ME NE FREGO. Vado e mi tuffo. L'acqua è proprio bella calda, due euro ben spesi, complimenti al management. Le piscine austriache hanno due particolari che saltano all'occhio di noi italiani: nessuno ha la cuffia, ma soprattutto non ci sono le corsie! Anche perché la gente non ci va proprio per nuotare, sguazzano un pochino di qua e di là, con tutta calma. Il problema è che scontrarsi con qualcuno è quanto di più facile possa accadere. L'altra volta mi sono preso una pedata nel naso che me la ricorderò ancora a lungo. Senza occhialini non riesco a tenere gli occhi sempre aperti, quindi il giochetto degli autoscontri è ancora più divertente! Sìììì! Passata un'ora sto quasi per uscire, quando un ragazzo mi chiede "Sorri, du iu spik inglisc?", vuole sapere cosa significa "Warmbecken". L'accento però lo riconosco, così chiedo: "Are you Italian?" - "Yes, why?" - "Anch'io" - "MA VAFFANCULO! Potevi dirmelo subito!". Vabbè, parliamo un po', mi racconta del suo coinquilino che gli ha chiesto di non fare pipì da in piedi perché fa rumore (!!!). Poi (accento milanese) mi dice: "Uè figa, ma che occhi rossi che hai!" - "Eh immagino, mi sono dimenticato gli occhialini!" - "Sì sì, sembri un pazzo!".
Grazie! Andrò a tenere compagnia al castagnaro scaccoloso di Floridsdorf.
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giovedì, 17 settembre 2009
C'è che i viennesi hanno questa simpatia congenita e ci tengono a trasmettertela ancora prima che tu metta piede sul sacro suolo asburgico della loro città baciata dalla dea dell'eleganza. Tutto questo, poi va accompagnato con una dose di sfiga mia non indifferente. Tanto che se fossi uno che crede profondamente nei segni e nelle coincidenze, a quest'ora me ne starei a casa rannicchiato sotto le coperte ad ascoltare gli 883, altro che prendere l'aereo martedì.

Mesi orsono prenoto un volo che mi sembra un terno al lotto: Nizza - Vienna, 70 euro comprensivi di doppio bagaglio e assicurazione. Nizza è l'aeroporto decente più vicino a casa mia. Malpensa è nel Wyoming, Orio al Serio nello Utah e da Genova partono tre voli al giorno, non certo diretti a Vienna. Bene, sono tutto fiero e soddisfatto del mio volo SkyEurope, quasi l'avessi inventato io. Pensavo, ignaro, che lo "Sky" del nome avesse qualcosa a che fare con quelli della pay-tv; in realtà la SK di Sky sta per Slovacchia. In parole povere: una compagnia slovacca che marciava ben al di sopra delle sue possibilità e non poteva che finire con un tracollo finanziario. Infatti, a fine luglio comincia ad avere problemi. Non con un aeroporto casuale, ma con quello di Vienna, guarda un po'. Schwechat gli sospende tutti i voli in partenza, ma concede quelli in arrivo. Fiu, sono ancora salvo.
Salvo una bella merda, perché una domenica di metà agosto apro Google e scopro nelle news che SkyEurope è felicemente fallita, lasciando a terra una marea di sfigati. Tra questi ci siamo io, Marika Contado e la Violenta. Monaco ci deride, bullandosi del suo volo prenotato da mesi con la compagnia di bandiera. Ovviamente il rimborso ce lo scordiamo, quelli sono falliti, non c'hanno manco il biglietto del bus per tornare a casa, inutile illudersi che ridiano 70 euro proprio a NOI, sfigati tra i tanti.
Vabbè, io mi sorbisco un po' di urla da mia madre (perché in certi casi l'inevitabile, il caso, il fato non esistono e le colpe del mondo ricadono tutte su di me) e poi penso a cos'altro prenotare. Treno no, 140 euro per un viaggio di 280 ore non li spendo. Affidarsi a un'altra low-cost non mi sembra il caso, per scaramanzia. Così finiamo per prenotare un volo andata-ritorno con la Austrian. L'unico inconveniente per me è la partenza da Malpensa, ci metto quasi tre ore per arrivarci. L'amarissima sorpresa è che l'andata e ritorno costa 140 euro, ossia 70 euro a biglietto, ossia quello che avevamo pagato con la SkyEurope, ossia se prenotavamo prima con la Austrian evitavamo le disavventure coi falliti, ossia siamo dei disgraziati. Tra parentesi, se prenotavamo con un certo anticipo avevamo il RedTicket anche per l'andata e magari spendevamo pure meno di 140. 'ca mannaggia.

Ma qua non finisce, perché io, tempo addietro, avevo fatto la richiesta per avere una merda di tetto sotto cui ripararmi dalla neve e dagli schnitzel che piovono dal cielo. Ho indicato le mie 6 scelte e speravamo sinceramente di ottenere la prima, anche perché non era la Reggia di Caserta, era una semplice stanzetta che faceva al caso mio. Invece no, mi danno la sesta. E la quinta. Due. Dal 22 al 30 settembre sono qui; dal 1 ottobre ad libitum sono qui. Non sono vicini, ci mancherebbe, il secondo specialmente è in Svervegia, ci vuole mezz'oretta di metro per arrivare in facoltà. Attorno soffia il vento della puszta, sotto le nostre finestre belano i montoni. Nel primo siamo in un appartamento da 6 camere singole (chi saranno gli altri 4 potenziali serial killer?), ognuno dei quali ha una doccia privata. Cesso però ce n'è uno solo, per tutti e 6. Mi pare logico. Nel secondo invece sono in una stanza doppia con Marika Contado, dove per fortuna abbiamo una doccia e un wc nostri personali. Fin qua nulla di strano. Ma arriva la nota di simpatia: gli Asburgo seguono regole ferree fino in fondo, anche se sono stupide, per cui l'agenzia ha decretato che la mattina del 30 noi siamo sbattuti fuori dallo studentato n.1, ma nello studentato n.2 ci possiamo trasferire solo la mattina del 1 ottobre. La notte del 30 all'addiaccio. Fosse per me potrei anche vagare tutta la notte per la città, il problema è che non ci sono solo io, ma c'è pure una marea di bagagli e ciaraffi che mi devo portare dietro. Inoltre, ciliegina sulla Sachertorte, nel n.1 io pago l'affitto per il mese intero, nonostante ci stia solo 8 giorni. Facendo un rapido calcolo, gli regalo quasi 200 euro, così, per la gloria. Chiedo se è possibile pagare solo il periodo in cui stiamo o, per lo meno, metà mese. No, non si puote. Allora riscrivo: "Gentilissime merde, visto che stiamo 8 giorni nella vostra capanna, ma paghiamo come se ci stessimo 30, per la modica cifra di euro 200, è possibile ivi rimanere anche la notte del 30 settembre?". Bè, ovviamente sono stato un po' più gentile. Loro, cosmici bastardi, mi rispondono:

No, sorry :(

Il no non mi sta bene, il sorry tanto meno...ma la faccina triste!!!!!!!! Che urto. Se sei triste allora lasciamici stare, gira la parentesi e fai la faccina felice :) . Ora il mio piano è quello di arrivare lì e rompere tanto le balle, ma tanto ma tanto che o mi sbattono fuori subito o mi ci lasciano stare. Per sfinimento. Martedì la resa dei conti.

Ora sto iniziando a pensare a cosa fare coi bagagli, visto che non posso andare su con un baule, ma devo limitarmi a 20 kg. In concreto non ho ancora fatto niente, però sto pensando che potrei fare una lista delle cose che devo portarmi. Mentre mi do a questo pensiero, apro Gmail e trovo un'email fiammante dell'Ufficio Mobilità Internazionale.
"Leeeeeeeei! Lei!! (Puntando il dito) Leeeeeeiii! Lei non ci ha portato il learning agreement! Secondo l'articolo 6 comma 8 bis del codice penale Erasmus, chi non consegna il learning agreement verrà sottoposto a torture sanguinose e crudeli e a un'ammenda di euro 400.892".
Io il learning agreement non me lo sono certo dimenticato, ho dovuto farlo firmare a una vecchia bisbetica con la dentiera sfuggente, faxarlo, sapere che i fax in Austria non vengono cagati, quindi scannerizzarlo, pdffarlo, mandarlo alla referente austriaca, riceverlo controfirmato, stamparlo e portarlo all'ufficio Erasmus. Poi, se quella dell'ufficio Erasmus è un'alcolizzata, io non ne posso niente. Quindi rispondo con una mail di insulti acidi ma velati, allegando il .pdf del modulo già consegnato più di due mesi fa. Attendo trepidante la risposta.
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martedì, 01 settembre 2009
Succede che un giorno mi gira così, clicco su Nannucci e ordino 4 cd. Una volta lo facevo abitualmente, due volte l'anno, ora è da un po' che non ne ordinavo. Ebbene, dopo due settimane non mi arriva niente, controllo sul sito e noto che li ho ordinati proprio nelle loro settimane di ferie, ecco lì.
Bene, succede poi che un giorno arrivo a casa e e trovo attaccato al citofono (quindi sulla strada, tranquillamente) un fogliettino della SDA con su scritto che sono passati il 26 per consegnarmi i CD, ma io non c'ero. Poi sotto, sempre a penna, ma con un altro colore, avviso del 27 con scritto di nuovo della mancata consegna e un numero di cellulare. Bè, telefono al numero di cellulare e mi risponde un tizio straniero, direi albanese a giudicare dalla R retroflessa.

Io: Pronto? SDA?
Fattorino: EHHHHHHH?
I: P R O N T O? P A R L O  C O N  L A  S D A ?
F (scazzato, come se avessi detto un'ovvietà): Eh sì!
I: Buongiorno, senta, ho trovato un avviso di mancata consegna....
F: Sì, ma lei chi è?
I (se magari mi lasci finire): mi chiamo S T E F A N O  G A L L A G H E R
F: EH????
I: (ripeto)
F: Sì, ma dove abita?
I: Via S.L....
F (improvvisamente offeso e risentito): Eh, io sono passato per due giorni di seguito ma lei non c'era! Sono ripassato mezz'ora fa e non ho trovato nessuno! (Il tono è lo stesso della zia acida che passa a portarti i pacchi di caffè, ma non ti trova in casa)
I: Sì, abbia pazienza, ero fuori casa...
F: Io sono passato e lei non c'era!!!!!!!
I: ...va bene, mi scusi. Posso passare a ritirare in magazzino la consegna? (Anche due anni fa non mi avevano trovato ed ero andato in magazzino)
F: MA QUALE MAGAZZINO?????
I: ...per ritirare la consegna...
F: No, passo io ora.
I: No guardi, ora non sono in casa.
F (scazzatissimo): eh, e allora come facciamo?
I: ...mi dica lei.
F: Passo tra mezz'ora.
I: No, non ci siamo capiti: s o n o  f u o r i  c a s a.
F: Eh, ma allora quando glieli porto?
I: Domani mattina?
F: Eh ma io domani mattina non ci sono.
(La SDA si affida solo e unicamente a lui??)
I: Non so cosa dirle, se ha un magazzino passo io.
F (offeso): MA CHE MAGAZZINO E MAGAZZINO!!
I: ...non so, mi dica lei quando può.
F: Domani mattina?
(ma non doveva essere fuori servizio?)
I: Sì va bene.
F: Ma se io passo lei c'è in casa?
I: .
F: Ma è sicuro?
I: .
F: Ok, allora passo domani mattina. Ma lo trovo qualcuno?
I: Sìììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì.
F: Ok, allora passo domani mattina. Ok?
I: D'accordo. Grazie e buongiorno.
F: Ciao.

Poi alla fine ha pure mandato un altro, si vede che era così offeso da non riuscire neanche a reggere l'idea di vedermi.
venerdì, 14 agosto 2009
C'è che io a volte non so cosa mi passi per la testa, ma sembro veramente nato per fare figure di merda.

Capita, per esempio, che una sera, tardi, io sia in macchina e stia uscendo da un parcheggio. La strada non è troppo larga e ha la striscia continua, ma io devo andare nella direzione opposta a com'è girata la macchina. La strada è totalmente sgombra, non c'è nessuno, non vedo fari in lontananza, e quindi mi sento tranquillo nella mia inversione a U contro le regole della circolazione.
Come ho già detto, però, la strada era un po' stretta e io evidentemente non ho tutta questa maestria con le inversioni a U, perché la macchina mi è rimasta a T, dove la linea orizzontale è la mia macchina e quella verticale è la strada. In parole povere: sto bloccando il passaggio (virtualmente, visto che non c'è nessuno) e ho bisogno di un attimo per disincastrarmi. Sterzo per iniziare questa delicata operazione, quand'ecco che sopraggiunge una macchina a tutta velocità. Una macchina. Una macchina qualunque? No, certo.

I carabinieri.

Porca vacca.
Bè, io con tutta la nonchalance che mi compete continuo nella mia manovra. Tanto ormai ero lì in mezzo alla strada, tornare indietro sarebbe stato ugualmente smarrone. Così facendo, invece, continuo a dare sfoggio di questo grandissimo aplombe e, una volta raddrizzato, faccio per andarmene, magari pure fischiettando.
I carambineros mi guardano annoiati e scazzati, e a quel punto suonano il clacson. Io, sempre fischiettando, abbasso il finestrino (con la manovella) e sfoggio l'espressione ingenua n.5. Il guidatore mi dice: "No dico...ste cose davanti ai carabinieri! Se andavi 100 metri più avanti avevi tutto lo spazio per fare manovra...io non lo so!". Non sapendo cosa rispondere, continuò a fingere ingenuità e biascico qualcosa tipo "Ah ma io credevo che ci fosse la linea tratteggiata".
Bravo Stefano, non potevi dare risposta migliore per evidenziare la tua demenza.
Al che il caramba passeggero si sporge, mi fa un gesto con la mano rotante davanti all'orecchio e mi dice: "Non so se se n'è accorto, ma...siamo i carabinieri eh!". Taccio e faccio un altro sorrisetto idiota, magari se non proferisco parola è meglio.
Le due forze dell'ordine mi guardano con disappunto, dicono "Tsk!" e vanno via. Io faccio lo stesso, ringraziando, se non altro, di essermi scampato la multa.
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martedì, 04 agosto 2009
Al lavoro ho tanta gente con cui sto bene: in primis i miei principali (quelli che si occupano della ristorazione) e la cuoca. Per i padroni dello stabilimento (quelli che si occupano della spiaggia) sono intoccabile, do ripetizioni d'inglese alla loro pargola, e tutto quello che dico è legge. Finirò per essere preso da un delirio di onnipotenza incontrollabile che mi porterà a credermi la reincarnazione di Goethe, o di Paperinik. Anche tra i clienti ho anche una cerchia di persone con cui (addirittura) ci stiamo simpatici a vicenda.
Ma, ovviamente, ho pure dei nemici giurati sui quali medito tremenda vendetta. I primi nella lista del male sono la Gang delle Carte. Una decina di uomini, di età oscillante tra i 30 e i 40, ma più 40 che 30. Provengono quasi tutti dal quartiere più antipatico della città, dove sono tutti attaccati alla terra con le unghie e non la mollano. I confini del loro mondo sono: Bergeggi a ovest, Albisola a est, il mare a sud e Carcare a nord. Il mondo finisce lì. Tra di loro si chiamano con soprannomi che, per qualche oscuro motivo, devono essere imposti a tutti. Tanto è vero che quando mi danno le comande ogni tanto mi trovo scritti dei nomi tipo "BOMBO". E chi cazzo è Bombo? Poi scopri che il vero nome di "Bombo" è Edgardo, e ti chiedi come mai. La ghenga si conosce fin dai tempi delle medie e non si è più divisa. Tra di loro si chiamano con questi nomignoli che ricordano vagamente un romanzo di Federico Moccia: Bombo, Bamba, Babu, Bibi, Momo, Nan, Neo. E non sto inventando, mi limito a cambiare una, massimo due lettere.
Credo che nella vita non si ammazzino di lavoro, considerato che in qualsiasi giorno dell'anno, a qualsiasi ora io vada ai bagni li trovo lì. Ognuno ha la sua peculiarità: Momo è il re, perché lui si sente bbello, bello come il sole e tutti gli occhi li crede puntati su di lui. Li crede eh, non che ce li abbia per davvero. Lui è il re, non si scomoda a chiedere esplicitamente, perché tanto tutto gli sarà dato. Passa davanti al bancone, io magari sono girato a fare i caffè, e bisbiglia impercettibilmente: "Mgrgrm...ffè, mgrgrm...cchiato, rgrmggr...rioche". Già io non lo sento, perché sto facendo i cavoli miei, ma anche lo sentissi, perché devo prendermi la briga di interpretarlo? Non può, come tutti i cristiani, dire "Ciao, vorrei questo, questo e quello?". No. Poi ha un'altra pessima abitudine: mettiamo che io sono al bancone, lui è fuori, seduto al tavolino, impegnato a non fare un cazzo. La distanza tra il bancone e il tavolino è considerevole. Nel migliore dei casi attira la mia attenzione e fa il segno dell'Ok col pollice. Eh, bravo, ok. Scopro poi che quel segno significa "Voglio un caffè, uga uga". Morire se glielo faccio. Alzi le tue pesantissime chiappe, vieni qui e me lo chiedi, come gli altri comuni mortali. Nel peggiore dei casi, sempre seduto al tavolo, mi chiede quello che vuole COL LABIALE. E sicuramente io, per lui, solo per lui, mi metto lì e cerco di decifrare. Ma va a ciapà i rat.
Poi c'è Bombo, che ha due tettorali cadenti che gli sballonzolano a ogni passo, facendo sblonz sblonz. Del tutto simile a uno di quei cani con le guance penzolanti, ha la simpatica abitudine di arrivare alle 14 facendoti pesare di essersi appena svegliato. Crepa. Poi c'è Neo con la sua risata identica alla iena del Re Leone, che riecheggia intollerabile per tutta la terrazza. E non parliamo di Nan, che tra le sue performance annovera la bottiglia d'olio solare (unto, molto unto) rovesciata in mezzo alla sala.
Quando mangiano non sono particolarmente fastidiosi o esigenti, hanno solo il pessimo vizio di lasciare la comanda sulla mia bacheca mentre io non ci sono. Così mi trovo un foglietto senza indicato il tavolo, e vai a scoprire chi cazzo è "Babu". Boh?
Sono veramente, ma veramente fastidiosi, quando iniziano a giocare a carte. La storia delle carte è compulsiva, perché giocare a carte 4-5 ore al giorno, tutti i giorni di tutta l'estate, senza saltarne neanche uno, ha un che di innegabilmente compulsivo. Anche perché loro non si divertono, no. Giocano (più o meno segretamente) a soldi e urlano, litigano, s'incazzano come delle iene. I giochi prediletti sono quelli che piacciono ai ggggiovani: CIRULLA (!) e PINNACOLA, che se ho ben capito è una Scala 40 versione Savvvvòna. Ed è quest'ultimo che gli fa urlare "LA MATTA! LA MATTA!" come dei forsennati, ogni volta che esce il jolly. Poi, per meglio ricreare l'ambiente della bisca, la gang gioca a carte solo ed esclusivamente dopo aver steso sul tavolino di legno una tovaglietta verde. Se ne avessero la possibilità, sono sicuro che mi costringerebbero a vestirmi da croupier. C'è da dire che essendo io lì dentro un desperate waiter li detesto perché vengono al bar a prendersi un vassoio di spume (famose bevande da uomini duri, tipo cedrata, sanguinella o ginger), e poi tutti i bicchieri vuoti li lasciano per terra, magari spegnendoci dentro le sigarette, porcadiunagrandissimatroia, tanto c'è lo schiavo che pulisce!
Non sono da soli, comunque, hanno anche gli accessori. L'accessorio fisso è la moglie del più vecchio, chiamiamo lui Mario e lei Piera. Donna sessantenne con delle evidenti mancanze a livello mentale, vestita come una baba russa, sta lì a guardarli giocare, fumando. Nel mentre la gang, marito compreso, passa il tempo a prenderla per il culo, in maniera da evidenziare le sue carenze. "Piera? Lo sai che se parli troppo, poi finisci per inghiottirti la lingua?" - "Ma davvero?? Allora sto zitta". La tristezza raggiunge anche questi picchi. L'altro accessorio, poi, sono coloro che stanno dietro il tavolo, in piedi, con le mani incrociate dietro la schiena, a guardare la partita. L'utilità sociale è pari a quella di guardare i cantieri da dietro i ponteggi, o aggrappati a una grata.
Questi, comunque, non sono i motivi per cui non li posso vedere e vorrei tanto ci fosse un tasto EJECT per eliminarli. Questi sono solo il sale della faccenda. La nostra disputa è la GUERRA DEI TAVOLI. Finché loro stanno lì fuori io non posso pulire la terrazza, e la maggior parte delle volte io ho fatto tutto, starei per andarmene a casa, ma non posso perché loro fino alle 20 se non alle 21 rimangono lì a giocare a carte. E quindi mi siedo lì e li guardo, sperando di sortire qualche effetto. Illuso. Cirulla comes first.
Un giorno, preso da uno scazzo pesantissimo, mi sono comunque messo a spazzare per terra, nonostante la loro presenza. Bè, Mario mi ha RIPRESO, perché il mio modo di spazzare "fa entrare la sabbia nelle cabine". Senti, vecchio babbuino, tu sei lì a nullafare, continua così che va benissimo, e non rompermi le balle, che io dopo 10 ore filate desidero solo smontare. E, per la cronaca, le cabine non sono dei salottini vittoriani: la sabbia ci entra per definizione, visto che sono cabine da spiaggia.
Il picco l'abbiamo raggiunto con la cena per i fuochi d'artificio. Io, i principali e l'altra martire mia collega dovevamo portare tutti i tavoli sulla spiaggia e sistemarli in un certo modo. Ce ne mancavano giusto due per finire, ma indovinate un po' per quale motivo non potevamo prenderli? Forse perché questi due tavoli erano coperti da una soffice tovaglia verde, con sopra un marasma di carte da ramino di merda? Esatto. Ebbene, prima lo dice la padrona: "Ragazzi, ci servirebbero i tavoli". Nessun effetto, nessuna risposta, nessun dolore. Il condizionale va eliminato e il tono non deve essere gentile. Passo io, che non produco alcun effetto, ma almeno li guardo con scazzo: "Ci servono i tavoli". Gnènte. Torno indietro, "I tavoli!". Uno della gang mi dice "Sì sì", e inizia a mescolare il mazzo, per una nuova partita. Scendo in spiaggia e comincio a mettere a posto le sedie, ma la mia missione ormai è avere quei due tavoli. A costo della vita! Torno su, metto le mani a megafono e dico "CI SERVONO I TAVOLI, CONTINUATE A GIOCARE DENTRO". A quel punto ho veramente superato il limite: Momo si gira e col tono più scazzo-peso di questo mondo mi dice: "Eh minchia, facciamo l'ultima partita". MMmgrghrhggmrhgrmgrmgr porcavacca, è da quattro ore che siete qui a giocare, non riuscite proprio a fare a meno dell'ultima? E soprattutto cosa cambia farla dentro su dei tavoli altrettanto larghi e puliti, o farla fuori? Nulla, ma non lo fanno per ripicca. E' guerra.

[To be continued...]
lunedì, 20 luglio 2009
La scorsa settimana sono stato tre giorni a Roma, a trovare amici. Il tutto era programmato per riprendermi dal periodo vagamente stressante di esami estivi allietati dal lavoro al bagno penale. Nonostante i giorni fossero solo tre, ci sono riuscito benissimo, tanto che sto perdendo la capacità che avevo acquisito di dormire 5 ore per notte. Insomma, quando alla stazione Quattro Venti aspettavo il treno per Roma Ostiense, dove poi avrei preso quello per Savona, volevo fare dietro front. Ma non è questo il punto.
All'andata ho fatto un viaggio tranquillissimo, ho avuto modo di leggere, magnà, parlare al telefono e quant'altro. L'unico personaggio degno di nota era un enorme tamarro nel corridoio, che girava coi pantaloni al ginocchio in modo da mostrare al mondo il suo sorriso del culo, con tanto di macchia viola non meglio identificata.
Tutta questa tranquillità l'ho ripagata col viaggio di ritorno. Tanto per cominciare avevo prenotato il posto in direzione del treno, e mi ritrovo ovviamente quello in direzione contraria. Non è niente di tragico, d'accordo, al mondo ci sono le carestie e le guerre, però l'ho prenotato una settimana prima, che cazzo! Ma non solo, la carrozza non è quella classica da intercity, con lo scompartimento da sei posti. No. E' la carrozza da Eurostar, con quattro posti per lato, così. Su dieci carrozze ce n'è una sola di questo tipo, ed è la mia perdincibacco. Ora dico: quei posti non sarebbe più logico farli occupare a gente che fa una-due fermate? Non so, Savona-Finale Ligure, tempo stimato: 11 minuti. Invece no, ci lasciano lo stronzo che fa Roma Ostiense - Savona (6 ore) e i suoi simpatici vicini che fanno Napoli Centrale - Sanremo (un'era geologica).
E proprio i miei vicini sono il problema, perché i posti non sono un problema nel momento in cui uno ha il suo spazio vitale. I miei vicini sono una coppia di mezza età, con anziana madre. Abitano a Sanremo, ma sono napoletani, sono andati a fare visita alla famiglia e tornano a casa.
Primo particolare: puzzano di alito in una maniera mostruosa. Non voglio immaginare cos'abbiano mangiato, ma penso che l'aglio abbia giocato un ruolo importante. Neanche da dire che non ho il posto corridoio, ma quello finestrino. Quindi non ho via d'uscita: il tavolino in mezzo, sagace invenzione di Trenitalia, mi obbliga a chiedere permesso ogni volta che mi voglio alzare. Il che può succedere più di una volta in sei ore. A fianco a me c'è l'hombre, che continua a darmi delle gran culate. Si lamenta che il posto è stretto, e quindi quale soluzione migliore di allargarsi ADDOSSO A ME? Di aprire il giornale in tutta la sua larghezza, dandomi sberle a ogni cambio pagina? La vecchia madre, di fronte a me, continua a darmi pedate. Perché il posto è stretto e finché io non c'ero si stava più larghi, mannagg a chi t'ammuort. Mi prendo pedate e culate, sperando che dopo un po' si accorgano della mia presenza e la piantino. E invece no. La vecchia madre trova un diversivo: mangiare Tuc a bocca spalancata, tipo pitone che ingoia un elefante. Così prende due piccioni con una fava: si nutre e mostra al mondo la dentiera in tutto il suo splendore. Io continuo a leggere, ma m'inquieta il fatto che mastichi continuando a guardarmi. La moglie, poi, è mostruosa: ha la mandibola spaventosamente sporgente e gli occhi fuori dalle orbite, ma lì poveraccia non è colpa sua. Io mi sono ritagliato il mio angolino, leggo con la testa appoggiata al finestrino, fin quando l'orrida moglie salta su "Stu sole mi dà fastidio". Che fare allora? The answer is blowing in the wind: abbassare la tenda. Azione di cui non mi accorgo, finché non mi piomba in testa. Allora mi giro, la guardo male, e lei come niente fosse continua ad armeggiare.
All'altezza di Grosseto la tiritera di calci, culate, manate e puzze varie comincia a esaurirmi; così mi alzo per fare due passi, vado nella carrozza ristorante. Che è la 2, io sono nella 10. Mi rendo conto che le altre carrozze non sono messe molto meglio: l'aria condizionata non funziona da nessuna parte, ma se non altro gli scompartimenti sono mezzi vuoti. Mi sarei risparmiato la famiglia Esposito. Massimo rispetto rispetto per le origini, che sono pure le mie, però che palle!
Faccio passare un po' di tempo, giro in lungo e in largo, a Livorno torno a sedermi. La gaia famigliola sta dormendo. Faccio tap tap sulla spalla del marito, ma niente, dorme a bocca aperta esalando aglio. Niente, mi faccio un altro giro. La Maremma me la sono vista tutta, ora diamoci alla Versilia. Dopo un po' torno e quello dorme ancora, allora mi apposto lì ad aspettare. La vecchia madre apre un occhio e in un impeto di bontà lo sveglia con un calcione urlandogli "FA PASSARE!!". Mi siedo e prevedo altre due ore di patimento. Prevedo bene, perché a Spèèèzia giunge il momento della pappa. E allora fuori la borsa frigo variopinta con i due thermos e i (giuro) panini con dentro gli spaghetti (!!!). Poi concludiamo il tutto con una bella telefonata al figlio a casa: "Ciao A PAPA', come stai A PAPA'? Tutto a posto A PAPA'? Hai studiato A PAPA'? Vabbuò, ti passo mamma" - "Ciao A MAMMA, come va A MAMMA? Com'è il tempo lì A MAMMA? Hai studiato A MAMMA? Eh lo so, Analisi è un esame difficile, ma vedrai che lo passi A MAMMA. Aspetta che ti passo nonna. Ciao A MAMMA". "Ciao, come stai A NONNA? Hai mangiato A NONNA? Vabbuò, ci vediamo dopo A NONNA".

Mi direte, io potrei anche farmi i sacrosanti cazzi miei ogni tanto. Ma non resisto, cosa vogliamo farci.
domenica, 12 luglio 2009
Capita che, com'è come non è, ogni venerdì sera si faccia una cena tra compagni di università. E, com'è come non è, i compagni di università non abitano tutti nella stessa zona. Così, com'è come non è, è due venerdì che faccio una macchinata di ponentini e andiamo a levante. Com'è come non è, ogni venerdì sera ci facciamo almeno un'ora di coda da Voltri a Sampierdarena. Altrimenti ci annoiamo.
Capita che, com'è come non è, ti dimentichi l'iPod da attaccare all'autoradio e non hai musica da mettere. La radio sarebbe un'alternativa inutile, perché ogni due minuti cambia la frequenza. Allora ti ricordi che nel portaoggetti dovrebbe esserci una cassetta che avevi portato in macchina per provare l'autoradio. Le cassette, però, sono uscite dal commercio da un po' di tempo, e tu hai l'autoradio con le cassette, semplicemente perché esiste una cassetta fittizia a cui attaccare l'iPod. E quindi in casa non hai delle cassette particolarmente recenti. No, proprio no. C'era un periodo, alle medie, in cui ti facevi regalare la compilation del Festivalbar, perché non avevi dei gusti musicali. E il destino vuole che dal portaoggetti esca fuori la cassetta n.2 della compilation Festivalbar 2001 blu. Vi dico solo un titolo: "Down down down", delle Lollipop.
E ho detto tutto.
Capita, poi, che la coda sia lunga e la cassetta finisca, e prendersi a schiaffi a vicenda sia più divertente che ascoltarla un'altra volta.
Ma. Nella coda praticamente ferma, arriva improvvisamente un diversivo: nella corsia accanto (ce ne sono solo due, le autostrade vere e proprie in Liguria ce le sogniamo) passa sfrecciando una macchina con una targa molto vecchia. Ovviamente la targa è SV, perché tutti i pazzi ce li abbiamo noi. Una Volkswagen scassata, con dentro un tipo pelle e ossa, che guida tenendo fuori dal finestrino il braccio sinistro teso. Come a dire "Yeah". Un nerd di questo genere, che in macchina sta ascoltando qualcosa a palla, benché non si capisca cosa. Poi ogni tanto ritira dentro il braccio per battersi il pugno contro il petto e urlare. La coda è lentissima e noi cerchiamo in tutti i modi di affiancarlo. Intravediamo, così, che il pugno che tiene fuori dal finestrino è fasciato in un fazzoletto rosso, e in mano sta reggendo un pezzo di carta. Lì lì per lì penso che possa essere un gratta e vinci: ha vinto una cifra spaventosa e ora dà di matto, girando per l'autostrada a braccio teso.
Ma no, così potrebbe aver avuto un senso. Quando la coda è immobile, la compare accanto a me si sporge dal finestrino con estrema nonchalance e VEDE. Vede che quello che regge in mano non è un gratta e vinci, non è una schedina e non è neanche il testamento di un'eredità miliardaria. E' un biglietto per il concerto dei NOMADI. E il tipo sta ascoltando proprio loro a palla, dalla sua Volkswagen scassata.
Dall'atteggiamento avrebbe potuto benissimo essere esaltato per un concerto dei Metallica, degli AC/DC, o di qualche gruppo hair metal degli anni 80, che so, i Poison. E invece no: i Nomadi. Pooiii una notte di settembre miii sveeegliaaai.

Ho anche la testimonianza filmata dal cellulare:

Sottolineo che le risate babbuine non erano le mie, io ero seriamente impegnato nella guida.
sabato, 27 giugno 2009
Nel lavoro forse la cosa più logorante è la ripetitività, le scenette che si ripetono uguali di giorno in giorno, di anno in anno, e ti fanno venire l'orticaria.

L'anno scorso porto quattro macedonie a un tavolo e The Doctor, cliente da cui non mi farei curare neanche il raffreddore, mi dice "Avrei una richiesta da farle", "Mi dica" rispondo. "Mi porta una macedonia senza melone?". Adesso, con tutto il rispetto, le macedonie non le facciamo personalizzate. Alla domenica venite a mangiare in 150 e volete tutti la macedonia, se le facessimo una per una non potremmo fare altro che quello. Ovviamente ne facciamo una grossa in un contenitore, e poi la distribuiamo nelle varie coppette. "Mi dispiace guardi, è già mista, se vuole posso portargliela lo stesso e poi toglie lei il melone" - "Ma non potete farlo voi?". Secondo te smetto di portare piatti e caffè per spulciare la tua macedonia? A 50 anni non puoi farlo da solo? Santa pazienza.
E vabbè, sono cose che succedono. Una volta però, non cinquanta.
Quest'anno, una domenica, sempre gli stessi quattro al tavolo, sempre quattro macedonie. Io mi ero pure dimenticato la scenetta dell'anno scorso, quando si ripresenta come un orrido déjà-vu. Il dottore mi guarda dietro gli occhiali spessi, come se gli avessi appena azzoppato il cane. "Scusi, ma sa che io la macedonia la voglio senza melone". MMmmmmmmmmmmmm, ci sei solo tu qui dentro, quando faccio la macedonia il mio pensiero è rivolto esclusivamente a te! Ma cavolo.

E ancora. Una comitiva di ragazzi torinesi che ogni weekend stanno nel campeggio lì vicino e poi vengono a banchettare da noi. Età tra i 25 e i 30, fanno un casino micidiale, si ubriacano, si ustionano, si fanno pungere dai granchi sugli scogli. Arrivano in dodici, mangiano alle 2 del pomeriggio e ordinano a puntate, così che alle 5 sono ancora lì che prendono il caffè.
Ebbene, per quanto riguarda il cibo, lì si paga prima alla cassa quello che si prende, poi si viene da me con un bigliettino e io ordino alla cucina. Quindi: quando vieni da me hai già pagato quello che mangerai. La prima domenica in cui mi sono venuti ad allietare, un tipo con la pancia da birra viene a chiedermi: "Le trofie al pesto si possono avere abbondanti?". Adesso. Puoi chiedermi tutte le modifiche che vuoi: più sale, più olio, un quintale di pinoli, una valanga di parmigiano, una pioggia d'aglio. Persino il cacao sul pesto, se ti piace. Ma per quale motivo dovrei darti più pasta, se l'hai pagata esattamente come gli altri? Risposta: "No".
Il sabato successivo tornano, puntuali come la morte. Il tipo stavolta mi schiva abilmente e si rivolge alla cuoca dentro la cucina. (Notare che io sono a un centimetro di distanza) "Scusi, la pasta si può avere abbondante?" e se ne va. Io sottovoce dico alla cuoca: "Dagliene di meno", e lei sorride satanica facendo sì con la testa. E che cazzo. Lo so, sembro il cameriere più antipatico della storia, ma in realtà sul lavoro sono gentile e sorridente. Qui scrivo quello che in realtà sto pensando (ma non dico) mentre sono lì.

Nell categoria dell'eterno ritorno rientra anche il "Buon appetito". Quando alle 16, alle 16.30, alle 17, anche noi pezzenti riusciamo a pranzare, la gente passa ciabattando. Rosolati dal sole e intontiti dalla pennichella sulla sdraio, mangiano un gelato per merenda e si mostrano sorpresi a vederci mangiare un piatto di penne all'arrabbiata a quella tarda ora. Allora si fermano e dicono: "Buon appetito!!" con un tono che significa "Bravo stronzo! Anche tu mangi, e per di più a quest'ora. A cena topi morti?". E al buon appetito di disappunto non si scappa, non c'è niente da fare.

E poi c'è quello che dice il mio amico che lavora in un hotel. Alcuni clienti arrivano e ti dicono: "Si ricorderà sicuramente di me perché..." e segue qualche peculiarità interessantissima tipo:
- Con le patatine fritte chiedo sempre la maionese
- Nel caffè ci voglio un goccio di sambuca
- Ogni volta ti chiedo un bicchiere con ghiaccio e limone
No, non mi ricordo. Nella vita reale la poca memoria che ho a disposizione devo usarla per imparare a memoria liste di parole in inglese e in tedesco. Non ce n'ho spazio per ricordarmi che vuoi due bustine di zucchero. Ovviamente, però, non si può dire, e allora "Ceeeeeeeerto che mi ricordo!!". E via che loro sono contenti!
giovedì, 18 giugno 2009
Ormai sto perdendo il ritmo di scrivere qui sopra. Maledetta università che oltre a questo mi fa accumulare libri che compro e che chissà quando leggerò. Per non parlare dei CD che una volta compravo in massa e ora non compro più. Sono diventato persino capace di ascoltare la radio in macchina e canticchiare l'ultima di Tiziano Ferro. Che deboscio.

Nel mentre ho riniziato a lavorare ai bagni, gli stessi dell'anno scorso, visto che al quarto tentativo ho trovato un posto dove sto bene. Quando sono tornato, padroni, cuoca e alcuni clienti mi hanno salutato col bacino. Voglio dire, non capita spesso. Per ora faccio solo i weekend, poi quando finirò gli esami ci starò di più.
Domenica era una di quelle giornate che odio: sole cocente, umidità del 300%, mare piatto senza neanche un'onda. Come dire: accorrete turisti accorrete. La spiaggia, infatti, era piena zeppa e il cervello della gente (mio compreso) si scioglieva piano piano. Renderei noto che esiste gente la quale non risponde alla domanda "Scusate, questi totani sono vostri?" perché è impegnata a fare foto a un piatto di pasta al pesto. E ho detto tutto.
L'argomento era un altro però. Mattina, le 11 circa. Io sono lì che taglio quei 30 filoni di pane necessari a sfamare le orde di unni, quando sento "MiiaAAAAAAAaaaaoOOOOOhhhh". Dal nulla spunta un gatto conciato malissimo che barcolla e miagola orribilmente. Dietro lo seguono a ruota le gemelle L
Excursus: le gemelle L sono una versione âgé delle gemelle De Vivo. Una sessantina d'anni, trucco indelebile da panda, pelle abbrustolita da decenni di sole, capelli gialli  con frangetta glamour, denti che hanno visto molte sigarette. Perennemente brille, si bevono una bottiglia di rosso a ogni pasto e continuano a offrirmene, nonostante dica ogni volta che non bevo vino.
Ebbene, le gemelle L seguivano il gatto; una delle due diceva "Miiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiilla, Miiiiillla, Miiiiiilla". Pensavo fosse un'onomatopea, invece è un diminutivo: pare che il gatto Camilla fosse piuttosto conosciuto in zona. Io, purtroppo, non rientravo nella cerchia delle sue conoscenze. Si tratta di un gatto sfortunatissimo: vuole la leggenda che un giorno com'è come non è sia rimasto incastrato in un motore (!) e che poi, una volta fuori, abbiano dovuto ricucirlo tutto. Questo me l'ha raccontato una gemella L, quindi non so in che percentuale fosse vero, e in che percentuale fosse allucinazione alcolica.
Il gatto Camilla, a ogni modo, è ridotto male: ha le zampe dietro tutte sporche di sangue, la coda spelacchiata e gli occhi allucinati. Io l'avrei toccato solo con un'armatura; sarò crudele, ma mi ci manca giusto il graffio e le conseguenti tre malattie diverse. Le gemelle L, invece, se ne sbattono e lo acciuffano per accarezzarlo. Camilla, però, pare voglia starsene in pace; si sta cercando un posto riparato dove posare le zampe e non muoversi. Pessimo segno, quando i gatti fanno così di solito hanno i minuti contatti. Ma non per le gemelle L che, nel bel mezzo di uno dei loro trip etilici, dicono "Deve fare i gattiiiiiiiiiini". La madre della padrona (zi badrona) le guarda sconsolata, beata ingenuità. Le due continuano a seguire la povera felina, vogliono curarla. Il gatto Camilla, però, sempre barcollando si allontana. Probabilmente non le può soffrire, ma non ha la forza di sfregiarle a suon di graffi. Così prima sbanda verso la cucina, dove la cuoca la allontana a calci. Con tutto il rispetto, ma la cucina deve rimanere un posto pulito. Poi viene verso di me, e io, con due baguette in mano, tento di allontanarla, ma niente. Lei si avvicina e, fulminea, si infila in un pertugio sotto la pedana del bar. Il pertugio è minuscolo, non ci entra nemmeno il mio braccio, e per togliere il gatto di lì si sarebbe dovuto alzare la pedana, il che equivaleva a smontare frigoriferi, forni e lavastoviglie. Realista (e non cinico come si dice) docp "Questa si è nascosta lì sotto perché sta morendo. Poi marcisce, arrivano i vermi, le formiche e moriamo di puzza". Allora le gemelle L sentono un campanello d'allarme, riacquistano un briciolo di lucidità e mettono dei croccantini e un po' d'acqua davanti al pertugio. Poco dopo Camilla esce, loro l'acciuffano e la mettono in una scatola. Ad arrivare dal nulla stavolta è la fatina amica degli animali che, con due guanti di ghisa, la guarda e la pulisce. Tutto quel sangue era perché aveva fatto a botte con degli altri gatti, non era in fin di vita. Chiamano un veterinario e se la portano via, di cosa ne sia stato non lo so ancora, ma mi informerò.
Il marito della padrona dice: "Ci pensi se rimaneva lì sotto? Poi all'una, con tutta la gente che mangia, usciva, barcollava, si fermava in mezzo alla sala e vomitava lì in mezzo". E io, conoscendo la mia fortuna, mi immaginavo già a passare di lì con un vassoio pieno di bicchieri sporchi, a scivolarci e a caderci sopra.

La madre della padrona, chiude la faccenda con un tocco di sensibilità, dicendo: "Povero micino..................PULISCI SUBITO PER TERRA CON LA VARICHINA!!".