sabato, 27 giugno 2009
Nel lavoro forse la cosa più logorante è la ripetitività, le scenette che si ripetono uguali di giorno in giorno, di anno in anno, e ti fanno venire l'orticaria.

L'anno scorso porto quattro macedonie a un tavolo e The Doctor, cliente da cui non mi farei curare neanche il raffreddore, mi dice "Avrei una richiesta da farle", "Mi dica" rispondo. "Mi porta una macedonia senza melone?". Adesso, con tutto il rispetto, le macedonie non le facciamo personalizzate. Alla domenica venite a mangiare in 150 e volete tutti la macedonia, se le facessimo una per una non potremmo fare altro che quello. Ovviamente ne facciamo una grossa in un contenitore, e poi la distribuiamo nelle varie coppette. "Mi dispiace guardi, è già mista, se vuole posso portargliela lo stesso e poi toglie lei il melone" - "Ma non potete farlo voi?". Secondo te smetto di portare piatti e caffè per spulciare la tua macedonia? A 50 anni non puoi farlo da solo? Santa pazienza.
E vabbè, sono cose che succedono. Una volta però, non cinquanta.
Quest'anno, una domenica, sempre gli stessi quattro al tavolo, sempre quattro macedonie. Io mi ero pure dimenticato la scenetta dell'anno scorso, quando si ripresenta come un orrido déjà-vu. Il dottore mi guarda dietro gli occhiali spessi, come se gli avessi appena azzoppato il cane. "Scusi, ma sa che io la macedonia la voglio senza melone". MMmmmmmmmmmmmm, ci sei solo tu qui dentro, quando faccio la macedonia il mio pensiero è rivolto esclusivamente a te! Ma cavolo.

E ancora. Una comitiva di ragazzi torinesi che ogni weekend stanno nel campeggio lì vicino e poi vengono a banchettare da noi. Età tra i 25 e i 30, fanno un casino micidiale, si ubriacano, si ustionano, si fanno pungere dai granchi sugli scogli. Arrivano in dodici, mangiano alle 2 del pomeriggio e ordinano a puntate, così che alle 5 sono ancora lì che prendono il caffè.
Ebbene, per quanto riguarda il cibo, lì si paga prima alla cassa quello che si prende, poi si viene da me con un bigliettino e io ordino alla cucina. Quindi: quando vieni da me hai già pagato quello che mangerai. La prima domenica in cui mi sono venuti ad allietare, un tipo con la pancia da birra viene a chiedermi: "Le trofie al pesto si possono avere abbondanti?". Adesso. Puoi chiedermi tutte le modifiche che vuoi: più sale, più olio, un quintale di pinoli, una valanga di parmigiano, una pioggia d'aglio. Persino il cacao sul pesto, se ti piace. Ma per quale motivo dovrei darti più pasta, se l'hai pagata esattamente come gli altri? Risposta: "No".
Il sabato successivo tornano, puntuali come la morte. Il tipo stavolta mi schiva abilmente e si rivolge alla cuoca dentro la cucina. (Notare che io sono a un centimetro di distanza) "Scusi, la pasta si può avere abbondante?" e se ne va. Io sottovoce dico alla cuoca: "Dagliene di meno", e lei sorride satanica facendo sì con la testa. E che cazzo. Lo so, sembro il cameriere più antipatico della storia, ma in realtà sul lavoro sono gentile e sorridente. Qui scrivo quello che in realtà sto pensando (ma non dico) mentre sono lì.

Nell categoria dell'eterno ritorno rientra anche il "Buon appetito". Quando alle 16, alle 16.30, alle 17, anche noi pezzenti riusciamo a pranzare, la gente passa ciabattando. Rosolati dal sole e intontiti dalla pennichella sulla sdraio, mangiano un gelato per merenda e si mostrano sorpresi a vederci mangiare un piatto di penne all'arrabbiata a quella tarda ora. Allora si fermano e dicono: "Buon appetito!!" con un tono che significa "Bravo stronzo! Anche tu mangi, e per di più a quest'ora. A cena topi morti?". E al buon appetito di disappunto non si scappa, non c'è niente da fare.

E poi c'è quello che dice il mio amico che lavora in un hotel. Alcuni clienti arrivano e ti dicono: "Si ricorderà sicuramente di me perché..." e segue qualche peculiarità interessantissima tipo:
- Con le patatine fritte chiedo sempre la maionese
- Nel caffè ci voglio un goccio di sambuca
- Ogni volta ti chiedo un bicchiere con ghiaccio e limone
No, non mi ricordo. Nella vita reale la poca memoria che ho a disposizione devo usarla per imparare a memoria liste di parole in inglese e in tedesco. Non ce n'ho spazio per ricordarmi che vuoi due bustine di zucchero. Ovviamente, però, non si può dire, e allora "Ceeeeeeeerto che mi ricordo!!". E via che loro sono contenti!
giovedì, 18 giugno 2009
Ormai sto perdendo il ritmo di scrivere qui sopra. Maledetta università che oltre a questo mi fa accumulare libri che compro e che chissà quando leggerò. Per non parlare dei CD che una volta compravo in massa e ora non compro più. Sono diventato persino capace di ascoltare la radio in macchina e canticchiare l'ultima di Tiziano Ferro. Che deboscio.

Nel mentre ho riniziato a lavorare ai bagni, gli stessi dell'anno scorso, visto che al quarto tentativo ho trovato un posto dove sto bene. Quando sono tornato, padroni, cuoca e alcuni clienti mi hanno salutato col bacino. Voglio dire, non capita spesso. Per ora faccio solo i weekend, poi quando finirò gli esami ci starò di più.
Domenica era una di quelle giornate che odio: sole cocente, umidità del 300%, mare piatto senza neanche un'onda. Come dire: accorrete turisti accorrete. La spiaggia, infatti, era piena zeppa e il cervello della gente (mio compreso) si scioglieva piano piano. Renderei noto che esiste gente la quale non risponde alla domanda "Scusate, questi totani sono vostri?" perché è impegnata a fare foto a un piatto di pasta al pesto. E ho detto tutto.
L'argomento era un altro però. Mattina, le 11 circa. Io sono lì che taglio quei 30 filoni di pane necessari a sfamare le orde di unni, quando sento "MiiaAAAAAAAaaaaoOOOOOhhhh". Dal nulla spunta un gatto conciato malissimo che barcolla e miagola orribilmente. Dietro lo seguono a ruota le gemelle L
Excursus: le gemelle L sono una versione âgé delle gemelle De Vivo. Una sessantina d'anni, trucco indelebile da panda, pelle abbrustolita da decenni di sole, capelli gialli  con frangetta glamour, denti che hanno visto molte sigarette. Perennemente brille, si bevono una bottiglia di rosso a ogni pasto e continuano a offrirmene, nonostante dica ogni volta che non bevo vino.
Ebbene, le gemelle L seguivano il gatto; una delle due diceva "Miiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiilla, Miiiiillla, Miiiiiilla". Pensavo fosse un'onomatopea, invece è un diminutivo: pare che il gatto Camilla fosse piuttosto conosciuto in zona. Io, purtroppo, non rientravo nella cerchia delle sue conoscenze. Si tratta di un gatto sfortunatissimo: vuole la leggenda che un giorno com'è come non è sia rimasto incastrato in un motore (!) e che poi, una volta fuori, abbiano dovuto ricucirlo tutto. Questo me l'ha raccontato una gemella L, quindi non so in che percentuale fosse vero, e in che percentuale fosse allucinazione alcolica.
Il gatto Camilla, a ogni modo, è ridotto male: ha le zampe dietro tutte sporche di sangue, la coda spelacchiata e gli occhi allucinati. Io l'avrei toccato solo con un'armatura; sarò crudele, ma mi ci manca giusto il graffio e le conseguenti tre malattie diverse. Le gemelle L, invece, se ne sbattono e lo acciuffano per accarezzarlo. Camilla, però, pare voglia starsene in pace; si sta cercando un posto riparato dove posare le zampe e non muoversi. Pessimo segno, quando i gatti fanno così di solito hanno i minuti contatti. Ma non per le gemelle L che, nel bel mezzo di uno dei loro trip etilici, dicono "Deve fare i gattiiiiiiiiiini". La madre della padrona (zi badrona) le guarda sconsolata, beata ingenuità. Le due continuano a seguire la povera felina, vogliono curarla. Il gatto Camilla, però, sempre barcollando si allontana. Probabilmente non le può soffrire, ma non ha la forza di sfregiarle a suon di graffi. Così prima sbanda verso la cucina, dove la cuoca la allontana a calci. Con tutto il rispetto, ma la cucina deve rimanere un posto pulito. Poi viene verso di me, e io, con due baguette in mano, tento di allontanarla, ma niente. Lei si avvicina e, fulminea, si infila in un pertugio sotto la pedana del bar. Il pertugio è minuscolo, non ci entra nemmeno il mio braccio, e per togliere il gatto di lì si sarebbe dovuto alzare la pedana, il che equivaleva a smontare frigoriferi, forni e lavastoviglie. Realista (e non cinico come si dice) docp "Questa si è nascosta lì sotto perché sta morendo. Poi marcisce, arrivano i vermi, le formiche e moriamo di puzza". Allora le gemelle L sentono un campanello d'allarme, riacquistano un briciolo di lucidità e mettono dei croccantini e un po' d'acqua davanti al pertugio. Poco dopo Camilla esce, loro l'acciuffano e la mettono in una scatola. Ad arrivare dal nulla stavolta è la fatina amica degli animali che, con due guanti di ghisa, la guarda e la pulisce. Tutto quel sangue era perché aveva fatto a botte con degli altri gatti, non era in fin di vita. Chiamano un veterinario e se la portano via, di cosa ne sia stato non lo so ancora, ma mi informerò.
Il marito della padrona dice: "Ci pensi se rimaneva lì sotto? Poi all'una, con tutta la gente che mangia, usciva, barcollava, si fermava in mezzo alla sala e vomitava lì in mezzo". E io, conoscendo la mia fortuna, mi immaginavo già a passare di lì con un vassoio pieno di bicchieri sporchi, a scivolarci e a caderci sopra.

La madre della padrona, chiude la faccenda con un tocco di sensibilità, dicendo: "Povero micino..................PULISCI SUBITO PER TERRA CON LA VARICHINA!!". 
lunedì, 01 giugno 2009
Adesso vi angoscio con la mia settimana trascorsa di esami. A voi non ve ne frega niente, ma io ve lo dico lo stesso. Come da tradizione, quando ci sono gli esami di lettorato io vado a Genova il giorno prima, perché non sia mai che il giorno stesso dell'esame ci sia il crollo definitivo di Trenitalia, il blocco delle autostrade e il maremoto e io mi trovi a dover andare a Genova in bici o a piedi. Ebbene, il Ventimiglia - Parma invece di andare subito dritto decide di andare nella direzione opposta, fermarsi in un punto random per venti minuti, poi ripartire, rifermarsi in stazione e, quando ha una ritardo come si deve, finalmente partire. A Voltri sale una folla di truzzi quindicenni che tornano dal mare. Tra l'altro, voglio dire: Voltri. Fai sto sforzo e vai ad Arenzano! A Vesima se proprio non vuoi uscire dal comune, ma a Voltri c'è il porto container, dai! Vabbè, questi sono truzzi in erba, ormoni a bomba, brufoli, bestemmie per fare i grossi; bruciati dal sole, coperti di sale e puzzolenti, tanto più che sul treno c'è la temperatura di una fornace. Uno viene chiamato felicemente dagli amici "Culo Bello" (...); altri due, maschio e femmina, vengono a menarsi (come rituale d'accoppiamento) nel sedile davanti al mio. Io, con in mano la lista dei verbi tedeschi con preposizione, li guardo infastidito e scazzato. Lui nota e dice all'amica "Minchia oh, cioè, andiamocene che qua c'è gente che studia". Ah-ha. Bravo, evapora.
Il migliore della gang è quello che sa imitare perfettamente il rumore della sirena anti-incendio. AaaaaaEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEaaaaaaaaEEEEEEEEEaaaaaEEEEEh. Gli amici lo applaudono minchia oh troppobbravo porco quì porco lì. Lui, galvanizzato, continua a fare la sirena fino a Sampierdarena. Una delizia per le orecchie. Poi lì scendono e scendo anch'io. Quello che fa la sirena continua a fare la sirena e, per smaltire gli ormoni, appena mette piede sul binario deve saltare in alto per far vedere agli altri che con la mano riesce a toccare il cartello col nome della stazione. Nel mentre riesce pure a farsi male e a perdere 20 punti credibilità agli occhi della cumpa.
Il giorno dopo c'è il primo esame della settimana, il gran galà. Grammatica tedesca, la prima delle sei parti di tedesco II. Essendo al secondo anno si tratta sostanzialmente di tutta la grammatica tedesca. Con tutta calma io, nel mese precedente, mi ero fatto un simpatico libercolo di esercizi di circa 300 pagine. Quindi ero, tutto sommato, tranquillo. La nostra amabile prof, tuttavia, ha deciso di alimentare sempre di più i miei pregiudizi sull'antipatia dei viennesi, cagandoci un compito di 20 esercizi che definire "stronzo" è poco. Peraltro, temendo la rappresaglia, non si è presentata, ma ha mandato un sostituto a fare la guardia.
Il giorno dopo è la volta degli scritti d'inglese. Quattro piacevoli ore in aula magna a fare le due traduzioni. La prima, quella verso l'italiano è un testo turistico piuttosto lungo su Edimburgo, con un sacco d'inculate: sembrava una raccolta di espressioni che in inglese si possono dire in due modi e in italiano in uno solo. Per esempio "take a stroll on the promenade", stroll è la passeggiata e promenade è la passeggiata. "Passeggiate sulla passeggiata" no, unga bunga. "Fate quattro passi sulla passeggiata" è cacofonico. Così ho deciso che fanno quattro passi e basta, non è dato sapere dove. Vorrei spezzare una lancia in favore dell'aula, coi tavolini pieghevoli su cui non ci sta neanche mezzo foglio. Il dizionario posato sulle gambe e il monolingue posato sulla sedia vicino, che continua a ripiegarsi e a farlo cadere per terra. Prc pttn! La temperatura è sempre quella del ferragosto in Amazzonia. Dopo una pausa di sei secondi arriva il nostro tamarro di Manchester e iniziamo la traduzione verso l'inglese. Un gioioso articolo di 35 righe, sulle figure di merda che Berlusconi ha fatto in Finlandia. Il tutto impregnato di riferimenti alla politica italiana fastidiosi da tradurre. Ovviamente in due ore. A un certo punto trovo "Campidoglio" e vado a chiedere al tamarro "Scusi, ma Capitol si usa solo per gli Stati Uniti, o va bene anche per il Campidoglio di Roma?". Lui mi guarda da sopra gli occhiali da Mr. Magoo e mi dice "Yeah Capital City, well I mean...sì sì, si dici". Come al solito non ha capito una fava.
Alla simpatia della giornata aggiungete che in un orecchio vi ronza ancora il tedesco e nell'altro invece vi ronza una vostra compagna che continua a parlare e vorrebbe sostanzialmente che le dettaste la traduzione. Che peraltro è una cagata pari a copiare un tema.
Il giorno dopo i poveracci si riposano. Avete presente quella scena di "Notte prima degli esami" in cui girano dei temi di maturità fasulli? Ecco, non si da dove e non si sa come, inizia a girare voce che la traduzione tedesco>italiano del giorno dopo sarà presa da un certo articolo che avevamo fatto in classe. In classe, però, avevamo fatto 20 righe di quell'articolo della Zeit-Online, che sono quattro pagine scritte fitte. Sembra a tutti perfettamente logico che la nostra traduzione del giorno dopo sarà presa da lì. Brioshua decide di ospitare me e Samsonite nella sua casa nella kasbah per fare insieme tutta la traduzione. Ci abbiamo messo SETTE ore, io ho perso ogni mezzo di trasporto possibile per tornare a casa, ho dovuto prendere un treno che neanche nel Bronx. Abbiamo tirato avanti a caffè e plum cake, fino a giungere alle risate isteriche e compulsive.
Moshua: "Tira le tende"
Io: "Perché?"
Moshua: "Poi quelli dei palazzi di fronte ci guardano in casa!"
Io: "Capirai!"
Moshua: "Bè scusa, l'anno scorso da qui si vedeva una che si faceva il bidet!"
Io: "E quindi hai paura che ti vedano mentre ti fai la doccia? Con la cuffietta rosa e lo spazzolone?"
Moshua: "Un'alce!" (?)
Io: "Un'alce che da dietro il vetro ti spia mentre ti fai la doccia?"
Samsonite: "Mentre voi discutete io ho sostantivato un verbo!" (!)
Moshua: "Come ti chiami bella bimba?"
Samsonite: "BRUNO"
Lo stato psicofisico era decisamente deteriorato e l'umorismo pessimo.
Alla settima ora, sfinita, Samsonite dice: "Lo giuro che se domani non ci mette questa io bestemmio".
E il giorno dopo, com'è facile immaginare, non ce l'ha messa. Samsonite tira giù tutta una schiera di santi e intanto noi abbiamo buttato via 7 ore delle nostre più o meno giovani vite. L'argomento era circa lo stesso, ma il testo era un altro. Molto fattibile per fortuna. La traduzione verso il tedesco, tanto per cambiare, era un testo turistico. Non sia mai che uscendo da questa facoltà non siamo capaci a farne uno.

Nel mentre mi faccio dosi di musica francese che mercoledì devo andare al Centro Spocchia per il Delf. Parbleu.
sabato, 16 maggio 2009
C'è una cosa che mi succede spesso: devo scegliere tra due o tre opzioni, di qualsiasi tipo, ci penso per 4-5 secoli e poi, un secondo dopo aver deciso, mi accorgo di aver fatto la scelta sbagliata o potenzialmente sbagliata. O almeno che le altre scelte non erano così schifose.
E qui torno all'Erasmus, che tanto non si parla d'altro. Come avevo già detto, come mete crucche per traduttori/interpreti c'erano solo Vienna e quella cittadina vicino Norimberga. Tutte le altre mete tedesche o austriache erano per università di lingue e letterature straniere, quindi avrei perso un semestre di lezioni del mio corso diciamo. Sì ok, non era una tragedia, però.
Comunque, la cittadina vicino Norimberga ho finito per non cagarla nemmeno di striscio, non ho guardato il sito della facoltà, non ho cercato informazioni né nulla, perché tanto "figurati, ha 100.000 abitanti, non voglio andare a vivere in una Savona tedesca senza mare e per di più con gli stabilimenti della Siemens".

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E così, forte di questo (intelligentissimo) ragionamento ho fatto le mie sagge scelte, felice di una città dove con 2 euro si va all'opera. Trotterellando vado a firmare il contratto erasmus e a fare tutte le pratiche del caso, ci metto più o meno un'era geologica e ora ho una cartellina piena di scartoffie. Mi rimane solo da compilare il learning agreement e da aprire il conto con la banca convenzionata con l'università. E proprio ora che ho firmato tutto, inizio a sentir dire da chiunque che i viennesi sono antipatici come la merda. Me l'avranno detto non meno di venti persone, morire se qualcuno mi avesse detto il contrario; nella migliore delle ipotesi mi dicono che non ci hanno avuto a che fare. Un ragazzo mi ha detto che lui a Vienna ha fatto amicizia con un sacco di austriaci che sono lì a studiare, ma che i viennesi manco per l'anima, non li può sopportare. I migliori rimangono quelli del terzo anno del mio corso, che sono tornati due mesi fa.
"Allora com'è andato l'Erasmus?"
"Benissimo! Stupendo! Non volevamo più tornare, vogliamo andare là a fare la specialistica!"
"Oh che bello! Avete conosciuto gente?"
"No."
"Come no????????? E la lingua l'avete migliorata?"
"No, ne sappiamo tanto come prima"
"!??!?!!??!?!?!!?!??"


Poi vabbè, ho scoperto che i geni si sono presi un appartamento (bellissimo, dicono) vicino a Schönbrunn, vale a dire fuori dal centro, molto fuori se mi ricordo bene la città. Erano loro italiani e stavano solo tra di loro, giravano, facevano i turisti e si godevano la bella casa. Lezioni ne seguivano una "perché sai le altre iniziavano alle 8 e non ne avevamo voglia di alzarci presto...però se le seguivi erano utilissime, lì ti insegnano davvero a fare l'interprete".
Ora.
Per dormire uno se ne sta a casa no? Neanche a me esalta fare lezione alle 8, proprio per niente, ci arrivo sempre con due occhi da drogato impressionanti. Ma visto che sei lì apposta in una delle facoltà più avanti che ci siano...
E poi ci credo che se in casa erano tra di loro e a lezione non ci andavano non hanno conosciuto nessuo. A meno di non reclutare gente per strada mette un po' male.
E vabbè, io faccio domanda per lo studentato, così se non altro un po' di gente la dovrei conoscere.

Tornando a quello che dicevo all'inizio, dopo aver firmato il contratto ho sentito un sacco di pareri sull'altro posto per traduttori/interpreti, quello in Germania. Ovviamente pareri entusiasti di gente che è andata là odiando il tedesco ed è tornata con un amore immenso per la Crucconia. La città è piccola, ma sono quasi solo studenti, tutti che girano in bici. Sono soprattutto tedeschi e quindi si conosce un sacco di gente del posto e soprattutto (cosa che interessa a me) si migliora un sacco la lingua. Tutti tornano a casa lasciandoci un po' il cuore e abbandonando tutti i pregiudizi sui tedeschi. Il posto poi, è abbastanza centrale, quindi si possono fare un sacco di giri. Studentati ce n'è come se piovesse e costano la metà di quello che costano a Vienna.

Ma porca di una vacca, perché ste cose le vengo a sapere dopo? I miei compagni lì, gonfi di birra in piedi sul tavolo di una stube a cantare "Neunundneunzig Luftballoons", e io a farmi schifare dai viennesi.
Mi immagino già a finire in un gruppo di spagnoli che faranno di me uno di loro, facendomi dimenticare il tedesco, ma anche l'italiano. Mi costringeranno a mangiare la paella (che odio), a mettere la E davanti al mio nome (così e più facile da pronunciare) e a parlare spagnolo anche con la signora alla cassa e con il barista.
Sgrunt.
martedì, 05 maggio 2009
Arriva, prima o poi, un momento tragico per lo studente di lingue e affini. E' un momento (forse passeggero, forse no) in cui ti accorgi di non saper più parlare bene neanche una lingua, neanche la tua madrelingua. Questo momento concide con un altro avvenimento terribile: una volta nel cervello c'erano dei muretti che tenevano ben separata una lingua dall'altra. Ecco, quei muretti improvvisamente crollano, come se fosse passato Godzilla e diventa una lingua unica. Per chi studia due lingue è un macello, per chi ne studia tre l'apocalisse. Chi ha fatto il liceo linguistico ricorda come all'epoca le tre lingue rimanessero ben separate; non ci si confondeva: dog, chien, Hund e cane rimanevano ognuno per conto suo. Poi, com'è come non è succede il disastro e le tre lingue cominciano a pasticciarsi, a confondersi, creando effetti ancor più disastrosi sulla madrelingua. Ci si chiede se la congiunzione "con" in italiano regga il dativo, per poi ricordarsi che l'italiano i casi non ce li ha. Coi compagni di corso si parla in una maniera ormai incomprensibile e agghiacciante:
"Ciao! Wie geht's?"
"хорошо! Tu?"
"Mmmm...mah, oggi mi girano ziemlich le palle"
"Why?"
"Mi sento un Pechvogel!"
"Oh, le pauvre!".

Una schifezza insomma.
Il problema è riuscire a fare dei discorsi comprensibili, cercare di risolvere questo problema di vasi comunicanti che però non dovrebbero comunicare. La settimana scorsa, per esempio, mi ferma una cinese davanti alla stazione e attacca a parlarmi in inglese. E' arrivata all'aeroporto, ha chiesto al tassista di portarla davanti alla "main station", ma ora non sa dove andare. Il punto è che Genova ha due stazioni che sono ugualmente "main"; neanche a dirlo lei doveva andare a Brignole e il tassista l'ha portata a Principe. Questo però lei non l'aveva ben capito. Le chiedo se doveva andare a Brignole, e lei prova a ripeterlo, ma una parola coi suoni "R" e "GN" penso sia impossibile per un cinese. Glielo scrivo sul cellulare e glielo faccio leggere, ma non sembra convinta. Mi dice di aspettare che chiama la sua amica e si fa spiegare. Io sto lì mezz'ora a sentire lei che s'infervora in mandarino, poi butta giù e mi dice che deve prendere l'autobus 17. A quel punto le dico: sì, è Brignole. Lei: come ci vado? Io: devi prendere il treno, ti accompagno. Era necessario dirle che doveva scendere alla prima fermata (temevo aspettasse il capolinea: La Spezia se andava bene, Lamezia C.le se andava male). Quindi le dico: "You have to..." e il mio cervello, nello sforzo sovrumano di trovare il corrispondente inglese di "scendere dal treno", è andato a pescare nel francese. Ho lasciato la frase a metà e sono rimasto lì con la bocca aperta, mentre tutto quello che mi veniva da dire era DESCENDRE DESCENDRE DESCENDRE. You have to descendre, certo. Sinapsi che non funzionano e neuroni che ormai sono morti e sepolti. Niente, l'unica soluzione sarebbe prendermi a botte in testa, ma in mezzo allo strada potrei fare una brutta impressione.
Dopo un interminabile standby, poi, mi viene in mente: "...get off the train". E a quel punto jackpot! Ha iniziato a suonarmi in testa la canzone di Prince "Get Off". Dove get off non significava certamente scendere dal treno, ma tant'è.
Poi giunge il momento in cui le mostro cinesina su che binario deve andare. E indovinate un po' qual era? Il 13. "Platform 13".  E lei "Sirteen?". "No, THIRTEEN" - "Sirteen?" - "T-H-I-R-T-E-E-N". Temevo che il suo concetto ambiguo di "sirteen" comprendesse sia 13 che 14, quindi le ho indicato con dei gesti teatrali il tredici sul tabellone! Tredici! Tredici! Tredici! Dopo essermi ridicolizzato, credo che abbia capito.
Poi magari è scesa alla Spezia, ma questo non mi compete.
martedì, 21 aprile 2009
Tra le mille sciagure che mi affliggono c'è anche quella del capoclasse. Sono per caso in quarta elementare? Formalmente no, ma a tedesco c'era bisogno di una vittima, una docente ha chiesto chi si voleva proporre e i miei simpatici compagni mi hanno additato.
Grazie.
In pratica devo tenere i contatti con un'insegnante, che cambia orari come fossero mutande, e devo girare a tutta la classe le email della stessa con i testi da tradurre. I testi che ci dà l'interprete devo portarli in copisteria, così ognuno va a farseli, e poi dopo qualche giorno andare a riprendere l'originale per poi ridarlo a lui. A un'altra docente, particolarmente svampita, ho dovuto mandare una decina di volte la lista dei nostri nomi fatta con Excel, "mi raccomando con indicata la madrelingua e se prima avete fatto un liceo o un istituto tecnico". Utilissimo, su 35 ce ne sono due di madrelingua non italiana e una che non viene da un liceo. Per il suo inutile corso dobbiamo preparare delle esposizioni a gruppi e, ça va sans dire, ho dovuto mandarle la lista dei gruppi e organizzare date e capitoli. Perché faccio tutto questo? Non lo so, ma d'altronde Santo Stefano era martire, no?
Ecco. Dico solo che esiste gente talmente furba che, nonostante abbia fatto passare due volte un foglio dove scrivere il proprio indirizzo email, non l'ha fatto. E mi riferisco a una in particolare. A cui direi tranquillamente che assomiglia in tutto e per tutto a un grizzly e che non ho nessun'intenzione di baccagliarla per email. Non ho una passione per il genere "mi vesto da taglialegna" e non sono neanche uno stalker, ti faccio semplicemente il piacere di inoltrarti le traduzioni che devi fare. Ma niente, alla seconda il suo indirizzo non c'era di nuovo. Ma io sono stupido e ostinato e me lo sono fatto dare da altri. Ora mi viene quasi quasi voglia di riempirle la casella di virus.
Non è questo il punto del post, comunque. Ricordate lui? Il mio compagno borderline. Fondamentalmente un pazzo, nel vero senso della parola. Uno che esce in cortile e gioca con le foglie secche. Uno che prende a testate il muro per divertimento. Uno che quando andiamo in aula pc a fare le traduzioni guarda su youtube filmati di LucaGiurato (???).
Devo dire che ha una grande qualità: sa qualsiasi parola vi possa venire in mente in inglese. Zangola, erpice, aratro, rostro, giaggiolo, meridiana, brugola, qualsiasi cosa vi venga in mente lui sa il corrispondente in inglese. Peccato per la cadenza Genovenglish che rende il tutto piuttosto incomprensibile.
Il suddetto ha una certa passione per me, che nasce da un mio errore imperdonabile: un giorno, ai primi tempi, me lo sono beccato sul treno per metà viaggio e mi sembrava poco carino fingermi morto, così sono stato a sentire i suoi sproloqui e gli ho pure risposto. Tutti quelli intorno guardavano come dire "Solo pazzi in questa città" e lui intanto urlava ai quattro venti le sue vicende di (presunto) nobile decaduto, le battute dei B-Movies imparate a memoria, gli aneddoti sul prof di filosofia del liceo. Una mezz'ora interminabile, credevo di morire. Tornassi indietro, mi sarei finto morto per davvero, o almeno avrei telefonato al 190 e iniziato una conversazione col primo operatore disponibile. Invece non l'ho fatto e lui si è affezionato. Ora quando mi vede urla gioioso "A PAOLIIIIIIIII". Dio mio.
La settimana scorsa una docente d'inglese ci consegna delle traduzioni che ci aveva valutato. Finita la lezione faccio per alzarmi e andare a prendere un caffé, senonché sento dei piccoli ma pesantissimi passi che si avvicinano. TAP. TAP. TAP. E' lui. Cerco di guardare altrove, ma è inutile. Arriva, si piazza davanti al mio banco, gonfia il petto e mi sbatte davanti il pancione. Sblonz. "A PAOLIIIIIII, com'è andata la traduzione?" - "Mah guarda, non sono tanto contento, sapevo di non averla fatta tanto bene..." - "Ah, ma com'è andata?" - "Eh te l'ho detto, anche il voto è così così". A quel punto, stufo di aspettare, prende la mia traduzione dal banco, guarda il voto e mi dice: "Ah, hai preso tot. Io ho preso tre voti più di te, il voto più alto della classe".
A quel punto volevo andare in bagno, aprire l'armadio dei bidelli, prendere una bottiglia di varichina e bermela. Così, per farla finita alla svelta.

Ieri giro a tutti un'email dove la docente dice che ci vedremo i giorni x e y dalle alle, ecc. ecc. Lui mi risponde dicendo che non ha capito. Allora rispondo in italiano semplificato, e pare che lui capisca. Così mi risponde un'altra volta:

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Nonostante tutto, sotto quell'enorme grumo di pelo, ho un briciolo di cuore e mi ha un po' fatto tenerezza. Però ora ditemi perché mi si devono affezionare i pazzi! Cos'ho fatto di male.
giovedì, 16 aprile 2009
Buonasera. Sono vivo, solo che la primavera mi rende apatico e non ho voglia di fare nulla, né scrivere sul blog, né mettere in ordine camera. D'altronde funziono al contrario, a me mette allegria l'autunno.
Nel mentre mi sto anche prepararando per quelle due settimane orrende tra la fine di maggio e gli l'inizio di giugno, quando ci saranno i temibili esami di lettorato, con tutta la scia d'ansia che si portano dietro. Quando fai lingue o traduttori, più avanti avrai altri duecento esami, ma i lettorati sono giustamente quelli che premono di più. Soprattutto quelli delle due lingue di specializzazione, la terza se c'è passa in secondo piano e di solito la si dà dopo, per non fare troppa confusione. Quest'anno però ho voluto darmi una sonora zappata sui piedi e non solo dare tutte e tre le lingue insieme, ma al posto dell'esame di francese terza lingua andare al Centro Spocchia, detto anche Alliance Française e dare il Delf B2. Sia perché voglio un certificato di francese, sia perché l'esame a lingue si basa troppo su lezioni che non ho potuto frequentare. Risultato: sto studiando praticamente solo francese. Bravo, applausi. Sarà che da buon genovese ho speso 100 euro e voglio farlo bene. Dal 25 al 28 ho gli scritti di inglese e tedesco, il 3 giugno il Delf scritto e tra il 28 e il 3 -A SORPRESA- l'orale del Delf. L'8, volendo, se proprio mi volessi male, potrei dare lo scritto di Diritto dell'Unione Europea, ma non penso che arriverò a tanto. So solo che poi ci sono ancora i moduli teorici di inglese e tedesco, l'interpretariato di inglese e tedesco, la conversazione di tedesco, letteratura tedesca, diritto scritto e orale e con tutta probabilità finirò il 29 luglio come l'anno scorso. Che cavolo. E dopodiché storia da dare a settembre assolutamente prima di partire per l'Erasmus.

Ah, l'Erasmus. Pare che io sia definitivamente a Vienna, ma non me l'ha detto la mia università, no. Mi è arrivata un'email dall'Universität Wien da quella che penso sia la responsabile Erasmus. In parole povere, a Genova ci sono già le graduatorie ufficiali, però i geni dell'ufficio Erasmus non riescono ancora a caricarle su internet, quindi rimangono lì al caldo. Una mia compagna ha detto "Vabbè ma al limite andiamo cinque minuti e le carichiamo noi se hanno tutti questi problemi". Effettivamente.
Comunque, mi scrive questa responsabile erasmus austro-ungarica e mi dice che devo compilare un centinaio di scartoffie prima di partire e che quando arrivo i primi tre giorni me li passo a rimbalzare da un ufficio all'altro per registrare la mia venuta. Poi mi dice che le lezioni iniziano il primo ottobre, ma sarebbe bene che arrivassi almeno una settimana prima. Se voglio posso prenotarmi un "Buddy-Student", un martire viennese che al mio arrivo mi aiuti a orientarmi nella città, a trovare casa, a muovermi per la facoltà ecc. Ma, cosa più imporante, mi ha inviato il link a un sito di appartamenti studenteschi, che da noi è un po' sinonimo di "topaie", mentre da quello che ho capito lì sono delle stanze decenti, spesso hanno addirittura internet. Moltissime hanno, per una doppia, prezzi che vanno dai 190 ai 240 euro. Non mi sembra tanto, più o meno sono gli stessi prezzi di Genova, se non meno. Qualcuno mi ha detto che con gli appartamenti non studenteschi si spende ancora meno, ma non ho ancora cercato. Degli studentati che ho visto, intanto, ho cercato l'ubicazione su Google Maps. No, perché una singola con bagno e cucina a 200 euro è incredibile, ma se poi scopri che è in una capanna nel bosco al confine con l'Ungheria non lo è poi più tanto.
Per quanto riguarda il viaggio, poi, mi ero convinto che potesse essere conveniente andare in treno. Si parte da Savona alle 18, si cambia a Milano e si arriva a Vienna per le 8 del mattino. Peccato che, a causa delle cuccette, si spendano 135 euro solo per l'andata. Un volo Nizza - Vienna con una compagnia tipo MyAir costa 39 euro, eccheccavolo. Dovrò pagare un miliardo per ogni chilo in più di bagaglio, ma se non altro non ci metto 15 ore!

Poi magari finirò a vivere nel retro di una macelleria sulle rive del Danubio e mi sposterò esclusivamente in monopattino.
Intanto i miei gusti musicali stanno scivolando verso il baratro più nero, considerando che negli ultimi giorni ascolto Lady GaGa. Ma che mi piaccia il trash non l'ho mai nascosto. Just dance, gonna be okay, da da du dum.
martedì, 31 marzo 2009
Argomento del giorno: la mia vicina di Genova, amabilmente soprannominata "la bimbominkia del piano di sopra", BPS per brevità. Non mi è chiarissimo che faccia abbia, perché ce ne sono due (o forse tre) in questo condominio, BPS l'ho soprattutto sentita. L'età oscilla tra i 13 e i 15 anni e l'aspetto fisico dovrebbe essere più o meno questo.
Ma veniamo al dunque.
Questo condominio, per quanto nuovo, ha una simpatica particolarità: i muri di carta velina. Si sente t-u-t-t-o. Del tipo che se io mi gratto il mento, quelli di sotto mi urlano di piantarla che faccio rumore. BPS, sbarazzina e noncurante di tutto ciò, coltiva sfrontatamente la sua passione: il karaoke (un Canta Tu presumo). Per questo motivo, è lecito e accettato da tutta la collettività, che alle 7 del mattino canti a squarciagola "RESPIRIAAAAAMO L'AAAARIAA E VIVIAMO ASPETTAAAANDOO PRIMAAAVEERAAA, NAI NA NA NAAAAAA". La canzone ideale per chi si alza al mattino incazzato come un puma.
Lei, invece, penso non si alzi nemmeno dal letto. Con l'alluce accende il karaoke, col piede libero afferra il microfono e si mette subito a cantare. Neanche da dire che la sua stanza è proprio sopra la mia. Marina Rei è la sua specialità e un'alternativa interessante a "Primavera" è "MAAA-AAHH, MI MANCHI COME L'ARIAAAAAAA". Che poi io nella mia testa e su questo blog mi lamento, come fossi il vicino ottantenne rompicoglioni, ma poi quando incontro per le scale la presunta bimbominkia la saluto e le faccio pure un sorrisino. In parole povero oscillo tra il falso e lo schizofrenico. Ottimo!
Vabbè, non è finita qua. Un giorno stavo tornando a casa; apro il cancello e appoggiato lì vicino c'è un truzzetto adolescente in tenuta da combattimento: cappellino appoggiato per sbaglio sulla testa, giubbotto Napapijri (quale sia la combinazione giusta di "i" e "j" in questo nome non è dato sapere) senza maniche e Shox argentate d'ordinanza. Sguardo dell'uomo (di 16 anni) che non deve chiedere mai. Non era, comunque, lì a fare la guardia: stava aspettando la sua amata BPS. Lei, bella ed elegante come una diva d'altri tempi, esce dal portone con un pigiama rosa sformato (da cui spunta tremulo un rotolo di ciccia) e le ciabatte. Tra parentesi sono le sei del pomeriggio e non voglio chiedermi se si fosse appena svegliata o stesse già andando a dormire. Appare in questa misa d'alta classe e si mette a correre, nonostante le ciabatte. Corre verso il suo boy's, piena d'emozione, urlando "Coccodè coccodè".

Coccodé.

Adesso, io non voglio sapere quali giochetti perversi facciano questi due, ma insomma. Non dev'essere niente di bello. Galli, galline, uova, pollai. Brrr.
E' anche molto inquietante quando i suoi genitori non ci sono e lei ospita il suo ragazzo di strada. L'attività che preferiscono è rincorrersi per casa urlando e buttando per terra oggetti vari non meglio identificati. Immagino lui che dice "Ahhh, gallina dalle uova d'oro! Fatti prendere!", e lei "Non mi avrai, gallo cedrone!". Bleah. Anche se "gallo cedrone" mi sembra un termine già troppo elaborato.
Sono io a presumere che quello che corre con lei sia il suo amante. Ma per quanto ne so potrebbe anche essere uno sconosciuto che ha trovato alla fermata del 7. A giudicare dal rumore potrebbe essere addirittura un ippopotamo o Platinette.

Di fronte a tutto questo, il padre (presumo) che trapana alle 23.30 passa quasi inosservato.
E vabbè, lo ripeto: le pareti sono fatte di carta velina. Tuttavia non mi sembra un buon motivo per tenere le casse del computer tanto alte che posso sentire quando le arrivano i trilli di msn. Anche perché dalla frequenza dei trilli penso che non faccia altro in tutta la sua vita. Il peggio del peggio, comunque, è quando decide di ascoltarsi un po' di musica. Il suo massimo, in quanto a gusti musicali, sono i GEMELLI DIVERSI, i GDV, o come dicono le ^*FaNZ SFeGaTaTe*^: i GiDiVi!!! Vi citerei anche le parole di qualche loro "brano", ma per fortuna il mio cervello sta imparando a non trattenere certe nozioni. La prossima volta che fa una cosa del genere, io vado alla Fnac, compro un cd degli Slipknot, torno e glielo sparo a tutto volume. Poi voglio un po' vedere.
venerdì, 20 marzo 2009
Ricordate The Black Parade? Stamattina ho nuovamente avuto l'onore di ammirarlo in stazione. Arriva e va dai suoi, suppongo, compagni di scuola. Saranno una decina e lui non nega a nessuno la stretta di mano da Bronx, uno per uno se la meritano tutti. Poi cominciano gli spintoni amichevoli e camerateschi. Di tutti gli amichetti / vittime ce n'è uno che mi sta particolarmente simpatico e potete ammirarlo in questa foto: è quello più a sinistra. Mi sta simpatico fondamentalmente perché ha delle gambe lunghissime e un busto cortissimo. Mi ricorda un fenicottero e ciò mi fa ridere. Ma tornando a noi, Black Parade oggi ostenta un accessorio che fa un sacco uomo di strada: il pacchetto di sigarette sapientemente incastrato tra la tasca davanti dei pantaloni e la cintura, in modo che sia in bella vista. Poco artificioso, anzi assolutamente casual e non studiato in giorni e giorni di "Come posso apparire più vissuto e maledetto agli occhi dei miei amici alti un metro e venti?".

Ieri sera, invece, ero in piscina. Mi stavo cambiando nello spogliatoio e nell'angolo c'erano due marmocchi, età massima undici anni. Ascoltavano canzoni dall'altoparlante del cellulare; il che, di per sé, è già tedioso e quando diventerò il capo del mondo la renderò una pratica illegale. Subito ascoltano No stress: I don't wanna work today, maybe I just wanna stay, uz uz uz uz... Due truzzetti qualunque, pensavo. E invece no. Il pezzo successivo mi coglie alla sprovvista: Luca era gay, ora sta con lei. Ma soprattutto la cantano a memoria. Brrrr.
Io a dieci anni a memoria conoscevo la sigla dei Pokémon.
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sabato, 14 marzo 2009
Mercoledì sera sono andato a mangiare fuori coi miei compagni di corso, credo che questa foto possa ben sintetizzare il tenore della serata:

 Violenza TTMI

A letto alle tre e mezza, sveglia alle otto. E io, si sa, necessiterei di almeno 16 ore di sonno. Con occhiaie e colorito epatico vado a prendere un caffè con Benedetta. Strada facendo ci telefona una nostra compagna, ma non facciamo in tempo a rispondere. Riproviamo a chiamarla e non risponde; "Sta a vedere che sono uscite le mete Eramsus". Arriviamo e nel cortile c'è una parte di gente che urla in preda all'euforia e un'altra parte che piange e/o prende a testate il muro. Eh sì, sono proprio uscite le mete Erasmus.
Al mio corso, essendo obbligatorio il soggiorno all'estero, abbiamo fatto domanda almeno in 70. Era inevitabile che non tutti sarebbero stati soddisfatti.
Serena, quella della chiamata di prima (e quella che nella foto qui sopra sta acciecando una povera vittima), dice a Benedetta: "Indovina dove sei finita?". Lei, facendo due calcoli era sicura che non le avrebbero dato la prima scelta, Vienna, ma la seconda, Francoforte. "Vienna!". "Vienna? Ma figurati, non mi prendere per il culo!" - "Giuro". "E io Sere?" - "Eh Ste, ad Amburgo..." - "AD AMBURGO???" - "Sì..." - "Dai, ci stai pigliando per il culo..." - "No, giuro vai a vedere in aula computer". Era serissima e io non che voglia essere troppo immodesto, però Vienna sapevo chi l'aveva chiesta ed ero sicuro di rientrare tra i sei. Allibito vado in sala computer a vedere e, effettivamente, davanti a me ci sono nove persone. Scorro e mi vedo ad Amburgo, quarto su sei peraltro. Mi è un attimino caduto il mondo addosso; sì che me la sono scelta io Amburgo, però tra finire nella prima scelta con amici e finire nella terza con semi-sconosciuti ce ne passa. Guardo la seconda scelta e non mi vedo neanche nella graduatoria dei non-vincitori; scorro e guardo che l'acolizzata dell'ufficio Erasmus mi ha inserito in una borsa che non ho chiesto! Sempre Warwick, ma quella di letterature straniere, non quella di interpreti.
Sono lì senza parole, e mi dicono: "Vai subito all'ufficio Erasmus a chiedere spiegazioni...". Vado e ovviamente faccio quell'oretta di coda che non guasta mai. Poi arriva il mio turno e l'alcolizzata spalanca la porta:
Alcolizzata: "Cosa vuole?"
Simpatica come al solito. Un dito nel frullatore è più piacevole.
I: "Ho visto che sono uscite le mete, ma avrei qualche dubbio..."
A: "Prima di tutto mi dica come si chiama"
I: "S.P. Avevo messo Vienna come prima scelta"
A: "Sì, e noi le abbiamo dato la seconda scelta, giusto?"
I: "No, la terza. Ma mi sa che non mi avete contato degli esami, perché mi sono passate davanti persone con meno esami e medie più basse..."
A: "Non credo che ci siano errori, comunque controlliamo"
I: "..."
A: "Allora, lei ha dato 11 esami, ha la media tot e ha tot lodi"
I: "No, veramente ho dato 14 esami, ho la media tot e ho tot lodi"
A: "Allora forse non abbiamo contato qualcosa..."
In sintesi la scema si era tranquillamente dimenticata di contarmi tre esami. Così. E ne rideva pure. A quel punto si rimette a calcolarmi la media, e rabbrividisco: conta tutto con le dita e per la divisione finale tira fuori una calcolatrice giocattolo con tasti grandi come pizze. E' un calcolo macchinoso: si moltiplicano i voti per il numero di crediti corrispondente, si sommano e poi si divididono per il numero complessivo di crediti. Si divide il tutto per l'anno di corso e si aggiunge un punto per ogni lode. Non ci vuole una scienza, ma io se faccio il mio per due volte di seguito comincio a sragionare, figurarsi lei che ne avrà fatti più di cento. Tutti a penna. Chissà se qualcuno le ha mai detto che hanno inventato Excel. Mah.
Dopo aver messo a posto l'abaco e i regoli mi guarda stupita e dice:
"Oh ma lei rientra a Vienna! ...direi tra i primi tre!"
Ma vaffanculo. In tutto l'anno una cosa devi fare e la sbagli pure.
"Uh adesso devo spostare un sacco di gente, mi sa che Germania e Austria sono da rifare..."
I: "..."
A: "Eh vabbè. Eheheh. Il 30 marzo usciranno le nuove graduatorie, intanto lei mi scriva una lettera alla commissione relazioni internazionali dove chiede di vedere revisionata la sua posizione".
In pratica devo chiedere scusa perché lei ha sbagliato. Non fa una grinza.

Chissà dove finirò a sto giro. In Estonia forse? O a Pécs, in Ungheria? Tanto non l'ha chiesta nessuno.
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